"Voi non avete patria, perche' voi siete inassimilabli a questa societa'" Noi siamo senza patria se vogliamo vivere con gli occhi fissi su Gesu'.
La prima condizione perche' l'avvenimento, il cristianesimo come avvenimento, come fenomeno imponente si realizzi, la prima condizionee' proprio questo sentimento della propria umanita': l'affezione a se'.L'affezione alla propria umanita' e' il contrario dell'egoismo, perche' l'affezione a se' o alla propria umanita' e' molto di piu', uno stupore per qualche cosa che si ha addosso e che non ci si e' dato noi, che neanche un'affermazione accanita di quello che si pensa o si sente. Nell'affezione a se', nell'attaccamento a se stessi, originale, c'e' affermata la sorpresa di non essersi fatti da se', lo stupore di questa oggettivita' che e' il mio soggetto, la meraviglia di questa cosa che chiamo "io".
Questa affezione a se' si traduce nella serieta' dello sguardo ai propri bisogni. Noi infatti le esigenze o i bisogni li sentiamo per forza e ci lamentiamo con un grido di dolore, con un lamento, quando non siano assecondati, ma normalmente non li prendiamo sul serio.
L'affezione a se stessi esige la poverta'. Per questo Cristo ha detto: "Beati i poveri in spirito" o " Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia"; perche' non e' l'attaccamento a qualcosa che abbiamo definito noi, ma a qualcosa che ci definisce, senza che noi abbiamo potuto intervenire per determinare la questione. Cosi' l'esigenza dell'amore o l'esigenza del compimento personale o l'esigenza della compagnia e', senza paragone, qualcosa di piu' grande e di piu' profondo, da udire e a cui badare con serieta', senza paragone con tutti gli accanimenti che invece collochiamo nel volere l'oggetto da noi pensato, immaginato o scelto.