"Not all who wander are lost" (J.R.R.Tolkien, The Lord of the Rings)

"I fancy it was on a run with him in the sleet that I first discovered how bad weather is to be treated - as a rough joke, a romp. (C.S. Lewis, Surprised by Joy)

martedì 17 novembre 2009

La casa bianca aveva una finestra illuminata


Quando siamo arrivati la notte a Ottignies, la casa bianca aveva una finestra illuminata al primo piano, proprio come nel quadro di Magritte. E l'accoglienza aveva un sapore di famiglia, il che e' strano se ti fermi a pensarci, ma in quel momento non sembrava strano per niente, anzi era proprio naturale. E tutto e' stato un po' come l'avevo desiderato, un weekend di vita con un'amica, con degli amici. E anche questo mi vien da darlo per scontato, e per questo vorrei fermarmi a pensarci.

Braccio di ferro con la parrucchiera

On the phone:
-My name is ..., I'd like to book an appointment for cutting my hair
-We don't make appointments, you just walk in
-Oh, nice, and can I have a rough idea of the waiting time?
-We don't have an idea you literally just walk in.....
-I see, I guess it depends on the time, it's just that I'd like to do it during my lunch break, but I suppose that's a busy time, so I was wondering whether you can give me a very rough idea of queues at lunchtime
-No you see we don't know who's gonna come in, what they're gonna have....
-Ok, look, I am not gonna sue you if you tell me something on the phone and then when I come in it's different....
-You could call 5 minutes before coming in...
-Oh, that's a good idea, thanks, bye!
-Bye!
-(£$%^&**)
-(£$%^&**)

giovedì 25 giugno 2009

Wind

From Marco!

http://wanderingandwondering.myblog.it/archive/2009/06/20/de-vento-scandinavo.html

On Teheran

What always strikes me about pictures like the ones coming from Iran, when you see a young woman or man facing with bare hands and eyes the anonymous violence of paid soldiers, when you see that, I can't help asking myself whether I would have the courage to do that. Risking your life and physical pain (we are all afraid of physical pain) for freedom, whatever it is that they call by this name.

Is it because you have to lose freedom to recognise its value? What is courage, if not conscience of what is important in life, without which you wouldn't even consider worth living? But still after that conscience, it takes a little step to decide to actually do it, jump the crevasse, and face whatever you find on the other side.

Still my mind cannot really understand, it wanders a bit helpless trying to grasp it, what is it that makes hundreds, thousands young people (young!) risk their lives?

What is it? Have I lost it already?

domenica 29 marzo 2009

Il supplizio di Tantalo

Speranza, desiderio.

Insomma Marco lascia tutto, including svariati posti di lavoro fissi, sai com'e', qui esistono, prende la bici e va in Australia. Sono 28000km attraverso paesi impervi, e il terreno e' cio' che mi preoccupa di meno. E' rimasto deluso dalla scienza, o dalla tecnologia che dir si voglia, e' deluso da un'idea che aveva di progresso, che l'uomo possa costruire un futuro migliore per se' e per gli altri usando la propria intelligenza. Illuso, direte voi. Adolescenziale. E' quello che molti dicono anche di Leopardi, vi sfido io. E' quello che io pensavo di Leopardi quando ero davvero adolescente. Marco ci sfida. Marco dice, e le sue parole suonano terribilmente simili a quelle di un'adolescente che un tempo conoscevo, che siamo schiavi di un'idea di progresso che non fa altro che risolvere problemi che esso stesso ha creato. Marco dice che corriamo da un'obbiettivo a un altro, a nostra scelta, ma in realta' siamo schiavi di un desiderio che non ci da requie, come Tantalo o Sisifo. Marco, come il protagonista di Into the Wild (di cui vi consiglio di leggere la storia vera qui) ritiene di poter raggiungere la mela della vita mettendosi alla prova, fisicamente e psicologicamente, a contatto con una vita piu' essenziale e persone piu' semplici. Io invidio Marco. Perche' per poter rischiare tutto, per seguire un desiderio costi quel che costi, bisogna avere una grande speranza dentro al cuore.

Essere amici e' rischioso

Marco mi ha cercato prima di partire, per sapere cosa ne pensavo, proprio io, proprio quella che ha sempre attaccato per via della Chiesa, per via della religione che e' un oppiaceo o un potentato o entrambi. Poi pero' viene da me per un confronto serio sulla sua vita, sapendo che in questo modo io potrei prendermi una rivincita, perche' allora vedi che ho ragione io, che io ho qualcosa che tu non hai. Eppure corre il rischio, e ci scherziamo un po' su, e io non attacco subito, anche se alla fine alcune cose gliele devo dire, perche' per grazia di Dio, qualcuno le ha dette anche a me, e io non le ho capite, ma me le sono portate via, e sono state come un pungolo, e se nessuno me le avesse mai dette sarei stata piu' povera. Alla fine tutti capiamo solo quello che viviamo, ma certe volte se certi geni non avessero descritto quello che proviamo meglio di noi stessi, non saremmo padroni nemmeno della nostra esperienza. Saremmo solo pieni di cicatrici che non ci ricordiamo come ci siamo procurati. Anche io pero' corro un rischio quella sera. Corro il rischio che un certo desiderio si risvegli, corro il rischio che tante domande ritornino ad affacciarsi, come un bambino a cui hai promesso di costruire un gioco insieme, e quello torna con un sorriso e tanta aspettativa. E tu nel frattempo sei solo pieno delle tue preoccupazioni da grande, oppure sarai ancora disposto a credere che le preoccupazioni di un bambino e quelle di un grande sono le stesse, e che si puo' giocare insieme?

A chat over a good beer

Marco e' venuto da me una sera e siamo scesi sotto casa a prendere una birra. Old Speckled Hen, birra inglese spessa, a temperatura ambiente (che comunque vuol dire fresca, da queste parti). Il pub sottocasa ha dei bei tavoli di legno, un camino, la solita moquette a fiori con quel puzzino di birra versata e polvere accumulata. Poi era venerdi' sera ed era pieno di inglesacci rubicondi, in mezze maniche agitate nell'aria e discussioni accese. E' il momento in cui si smettono le tute e le camicie, si lascia dietro di se' quella cosa che si chiama senso del dovere e che fa andare avanti la maggior parte di noi la maggior parte del tempo e ci si ritrova a pub con i propri mates, alla ricerca di quella parte di noi che rimane spenta il resto del tempo. Oppure no, oppure per paura di trovare che non e' rimasto nient'altro dentro di noi, cerchiamo di riempire anche questo tempo, chi con troppa birra, chi con programmi di serate culturali, in fondo non e' molto diverso secondo me. Oppure ci accoccoliamo cosi' semplicemente nel calore umano, umidiccio e polveroso anche questo, di una chiacchiera, piu' o meno filosofica con i nostri mates. Solo a volte viene un Altro a riempirci di vero calore, quel calore che non ti fa desiderare solo di stringerti piu' stretto agli altri finche' tira vento, quel calore che resta con te, anche se e' sera ormai.

Marco parte

Cosi' all'improvviso ho deciso di ricominciare ad annoiarvi con le mie menate. Lo faccio in un giorno in cui mi sento triste, ferita dall'ennesimo strappo, dall'ennesimo amico che parte. Che poi uno dice ma chissa' quante volte lo vedevi questo amico. Quasi mai. Che poi l'ho ritrovato proprio quando ha deciso di partire.

Marco e io discutiamo sempre, perche' siamo due testoni, che si irrigidiscono sulle cose e vogliono capire tutto a modo loro e cosi' facendo magari tagliano via dei pezzi di realta' ma non se ne accorgono. E poi pero' a questa realta' ci tengono, ma per qualche motivo che ancora non ho capito sanno che hanno un tipo di testa che li fa volare alto, un tipo di determinazione che ti mette il paraocchi, una sordita' che ovatta tutto. E allora giu' a carponi per provare a mantenere mani e piedi per terra, giu' nel fango, a chiedere alla realta' di mostrarsi, di ferirci, perche' non sappiamo di essere vivi se non ci tocchiamo, come si dice dalle mie parti. Tasto il mondo a occhi chiusi per sapere se e' vero che c'e', seguo il contorno con le mani e cammino raso al muro, cerco di immaginare questo contorno, mi lancio, sbatto, ho paura, mi fermo, mi accoccolo, ricomincio. Non riesco ad aprire gli occhi, ma un tepore mi riscalda, forse e' quella cosa che chiamano Sole.