"Not all who wander are lost" (J.R.R.Tolkien, The Lord of the Rings)
"I fancy it was on a run with him in the sleet that I first discovered how bad weather is to be treated - as a rough joke, a romp. (C.S. Lewis, Surprised by Joy)
"I fancy it was on a run with him in the sleet that I first discovered how bad weather is to be treated - as a rough joke, a romp. (C.S. Lewis, Surprised by Joy)
martedì 15 maggio 2007
La scoperta del nesso
L'esito dell'ultima discussione con il Cavalierenero e' stato all'incirca: voglio davvero rischiare questo rapporto per via di questo lavoro (e relativa emigrazione)? Anche se quetso non e' il modo esatto di porre la questione. Mi sono accorta che devo rispondere comunque a questa domanda per me stessa: voglio davvero emigrare per questo lavoro? Sono disposta a pagare questo prezzo? Non mi basta che la mamma sia contenta del mio posto fisso. Non mi basta che il lavoro sia bello. Non mi basta che mi dia uno status sociale che in Italia non avrei. Sto cercando di focalizzare, finora ho un po' rimandato questa domanda. La menata e' che mi accorgo spesso di non impegnarmi a fondo, di fare la segretaria piu' che la ricercatrice. La domanda e': cosa vuol dire fare ricerca? Farla al punto di dire, come un certo professore di Milano in un'intervista da parte della Tana del re: "Quando capisco qualcosa (un nesso logico nell'apparente casualita' delle osservazioni) mi sento meno solo"(citazione a braccio, cerchero' l'originale). E ancora, a parte un innato e inguaribile senso di superiorita', perche' fare il ricercatore dovrebbe essere diverso dal fare un altro lavoro? Perche' non posso fare semplicemente un altro lavoro? Esistono lavori piu' nobili di altri? Mi fermo perche' non vorrei deviare troppo dalla domanda iniziale, anche se penso che per rispondere all'una bisognera' tirare in ballo anche il resto. Accettansi contributi.
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