Stasera e' la seconda volta che vengo gentilmente invitata a "cena" da dei colleghi inglesi, e la seconda sono stata piu' talkative della prima.
Ci vogliono due settimane per essere invitati a cena dai francesi, un anno per essere invitati per una birra dai tedeschi (il gelato l'ho portato io) e un anno e mezzo per essere invitati a "cena" (va beh, non proprio secondo il nostro concetto) dagli inglesi. Anyway.
Non vorrei darvi un'idea sbagliata della serata nel descrivervi un paio di personali prese di coscienza, che sono avvenute a tratti in parallelo a una civile e piacevole conversazione.
1) Questi parlano di cambiare lavoro ogni due anni. Si muovono con disinvoltura da un progetto a un altro da una citta' a un'altra. E quando sono stufi, portano a termine il progetto per senso di responsabilita' e cercano qualcosa che sia piu' adatto al loro modo di essere. Non commento. Commento: gli italiani non sono piu' sfigati degli inglesi. E allora perche'? Domanda: l'Italia sta davvero andando a catafascio o e' propaganda?
2) Mi sembra a tratti un'allucinazione la somiglianza che si riscontra tra gli inglesi veri e quelli descritti da Aldous Huxley in A brave new world. Huxley descrive ovviamente un rischio, una tendenza di molti, non solo degli inglesi. Eppure e' come se qui fosse piu' evidente. Uno va a una certa scuola, viene incanalato verso un certo tipo di lavoro, di stipendio, di standard di vita e di conoscenze. Molto mooolto borghese. Forse e' questo genere di lavori in particolare che ti permette di isolarti dal mondo. Suppongo che se uno fa il medico, l'insegnante, si scontri per forza con una realta' piu' varia. Non so, mi sembra che in Italia il mondo sia meno civile ma piu' vario. Che dite?
Nessun commento:
Posta un commento